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Jeans

15 maggio 2013

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Eccomi sommersa dai jeans.

Devo dire grazie ai cambi di armadio stagionali per avermi fatto rendere conto di quanti sono i miei jeans pesanti per poterli riporre in luogo segreto in attesa della prossima stagione fredda. I miei pantaloni preferiti, nessuno li può toccare, ne guardare, ne annusare, ne dormirci sopra come fa puntualmente la gatta quando ne trova un paio fuori posto. Io li adoro li ho sempre adorati da quando sono nata, perfino nelle immense gravidanze ho sempre scelto quest’ indumento e acquistavo salopette che poi ho scoperto scomodissime soprattutto quando si mette sopra un maglione e il bambinello che si porta in grembo ha deciso di stazionare sulla vescica.

Comunque a parte la parentesi salopette, io li indosso sempre, e sono contentissima, d’estate quelli più leggeri e chiari, d’inverno quelli più pesanti e scuri che tengono un po’ più caldo. Non saprei portare altro, sono eleganti ma sportivi allo stesso tempo ed eccezionalmente comodi.

Dico solo una cosa, quando indosso altri pantaloni non mi sento a mio agio e ne porto di diverse forme, da quelli larghi sia in cima che in fondo recuperati dal maschi di famiglia, a quelli strettissimi ereditati o rubati alle figlie, insomma i miei possedimenti aumentano senza troppi sforzi.

Il jeans è un indumento passe par tout e il mio amore arriva forse da molto vicino, infatti la primogenitura in fatto di fabbricazione dei blues-jeans viene ricondotta, storicamente ma in maniera non sempre univoca, alla città di Genova.

E poi la cosa che mi piace è la durata, essendo calzoni pensati per il lavoro, per cui dovevano essere pratici, resistenti e soprattutto sopportare l’usura.

Poi la moda ha accelerato di molto quello che sarebbe diventato ben presto un oggetto di culto a livello planetario.

Io ne ho di lunghi, di corti, di cortissimi, a vita alta (reperti che appartengono al Paleolitico inferiore) a vita media e a vita  bassa.

Il modello a vita alta, tornato alla ribalda da qualche anno, richiede purtroppo fattezze femminili che io ho perduto tanti anni fa, e la mia ancòra di salvezza si sono rivelati quelli dal taglio più maschile cioè con poca differenza tra circonferenza del bacino e quello della vita, in pratica ho le fattezze di un tronco.

Li conserverò per la prossima vita!

Oppure li utilizzerò per qualche creazione, in questo post  ho utilizzato delle strisce per creare un bracciale, in quest’altro mi ha aiutata a terminare una collana, o ancora qui che dopo averli tagliati e fatti diventare dei mini short ci ho aggiunto delle borchie.

Ora vi lascio che il lavoro attende.

Laura e i jeans

Di lavoro come potete vedere ce n’è, ma è la predisposizione alla fatica che manca.

Viva i jeans!

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No Comments

  • Reply laura 15 maggio 2013 at 14:51

    te l’avevo già detto…siamo uguali…
    anche io adoro i jeans…fin dall’asilo….
    quando ho inziato a fare qualche creazione con mia mamma dicevo che il jeans è come il maiale…non si butta via niente.

    è due giorni che ti rispondo facendo solo riferimenti culinari…cosa vorrà dire?

    • Reply islaura 15 maggio 2013 at 16:16

      Anche il nome accomuna. 😉
      Chissà come mai fai riferimento ai piatti, a forza di fare mi hai fatto venire appetito 😉
      Un abbraccio.

  • Reply conchi (concetta) 16 maggio 2013 at 21:36

    bravo!!!!!
    adesso, io faccio una copertina per il divano con i miei vecchi jeans!!!
    qualcosa, ma mai gettare, sempre riutilizzare

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